Settimio e Licia, servi di Dio
     
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Il prof. Settimio Manelli (1886-1978)

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«È un cristiano “tutto d’un pezzo”!». Con queste lapidarie parole San Pio da Pietrelcina (1887-1968) ha definito uno dei suoi figli spirituali, il prof. Settimio Manelli (classe 1886). E questa «definizione splendida, lapidaria» è ricordata da uno dei 21 figli di Settimio: padre Stefano M. Manelli, Fondatore e Ministro Generale dei Frati Francescani dell’Immacolata. Ed è proprio padre Stefano che mi ha incaricato di offrire ai Lettori del Settimanale di Padre Pio un breve profilo biografico del suo «impareggiabile» papà. 

Devo allora accostarmi alle testimonianze di coloro che hanno vissuto accanto a Papà Settimio (il papà del nostro papà). Al riguardo, le fonti che ho consultato sono: a) due volumetti editi dalla Casa Mariana Editrice di Frigento (AV): Vita di Papà Settimio, scritto da padre Stefano Manelli (20051) e Questa è la mia famiglia (19771, rist. 2002), scritto da un gruppo di figli che riportano testimonianze scritte del sig. Settimio e della sua sposa, la sig.ra Licia Gualandris (1907-2004); b) il recente libro Settimio Manelli. Una mente grande e un nobile cuore, s.l., 2006, scritto da Maria Teresa Manelli in Brancato, una delle figlie del prof. Settimio Manelli.
Possiamo dividere la vita del prof. Manelli in tre grandi tappe. 1) 1886-1924: dalla nascita alla conversione, dalle tenebre alla Luce... 2) 1924-1968: alla scuola di San Pio da Pietrelcina; 3) 1968-1978: verso la mèta. 

Settimio Manelli nasce a Teramo, una ridente cittadina abruzzese, collocata tra il Mare Adriatico e la stupenda montagna del Gran Sasso d’Italia. È un giorno “speciale”, particolarmente benedetto dal Signore: è il 25 aprile, solitamente dedicato alla festa di san Marco Evangelista. Ma in quell’anno – 1886 – al 25 di aprile cade la Pasqua di Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Settimio Manelli è il terzo di sei figli. La sua famiglia – pur essendo buona di una bontà “naturale” – non vive in modo profondo la fede cristiana. Il nostro Settimio cresce senza guida spirituale, senza un serio esempio cristiano tra le mura di casa. Ma la Provvidenza veglia su di lui. È illuminante al riguardo un episodio avvenuto quando il nostro giovane aveva 15 anni. È lui stesso che, da adulto, lo racconterà a Padre Pio da Pietrelcina. 

Una mattina, all’alba, Settimio – giovane vivace ed irrequieto – si reca (come già altre volte) sulla spiaggia di Giulianova, per contemplare il sorgere del sole. Ma mentre fissa l’orizzonte, ecco che vede, non il sole, ma un’immagine della Madonna che lo guarda con dolcezza. Settimio non crede ai suoi occhi... Abbassa gli occhi e li rialza... L’immagine è là... Abbassa ancora gli occhi, li gira altrove, guarda altre cose (una barca, la sabbia...) poi rivolge ancora gli occhi all’orizzonte... La Madonna è ancora là! Settimio non può aver avuto abbagli. Non sa spiegarsi quel “fenomeno” e non gli dà importanza fino a che – dopo molti anni – incontrerà Padre Pio e un giorno, narrandogli quel dolce incontro, si sentirà rispondere dal Santo del Gargano: «[la Madonna] Ti è apparsa per farti da Madre!». Padre Pio vide giusto. La Madonna del mare, da buona Madre, vegliava sul giovane Settimio, privo di una vita familiare seriamente cristiana. Ci sono indizi più che ragionevoli a ritenere autentica quella breve, dolce e silenziosa apparizione mariana. Settimio non era affatto un “devoto” e né tantomeno un “fanatico” o un “bigotto”... Ma incontreremo ancora altri fatti miracolosi o prodigiosi avvenuti nella vita di Papà Settimio, il quale dopo la conversione rimase profondamente legato a San Pio da Pietrelcina.

A Teramo, Settimio frequentò le scuole elementari, medie ed il liceo classico. Già da liceale era un apprezzato scrittore e poeta “in erba”. Dopo il liceo si iscrisse alla Facoltà di Lettere presso l’Università di Roma. Nel 1915 conseguì la laurea e si trasferì a Bologna per dedicarsi alle scienze giuridiche. Amava molto i classici greci e latini. Si impegnava tanto nello studio e ambiva alla cattedra universitaria della Facoltà di Lettere. In seguito abbandonò tale “ambizione” culturale per dedicarsi interamente alla sua nuova famiglia. 

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